Il potenziale dei nanobot
Tra gli sviluppi più spettacolari delle nanotecnologie e come prospettiva futura si prendono in considerazione i cosiddetti nanobot (nanobot: termine costituito da "nano" e "robot"), che sono grandi solo alcuni nanometri1 nanometro (nm) = 1 miliardesimo di metro (m). Grazie alle dimensioni ridotte, sarebbero in grado di penetrare fino nelle singole cellule degli esseri viventi, il che aprirebbe loro un ampio campo applicativo in ambito medico. I nanobot potrebbero analizzare l'organismo umano autonomamente per cercare focolai di patologie e anche eliminarli – con un carico minimo per l'organismo.
I nanobot non vanno confusi con le cosiddette nanocapsule o nanocontainer che servono al trasporto mirato di farmaci nelle cellule malate. I nanocontainer sono sistemi passivi che già oggi vengono usati in campo medico. Al contrario, i nanobot sarebbero piccole macchine "intelligenti" in giro nei nostri corpi per svolgere una specifica missione.
>> maggiori informazioni sui nanocontainer nella sezione "Prodotti e applicazioni"
Altre informazioni sul tema:
- Nanobot di Ishiyama (in lingua tedesca)
- ETH-Insitut del Prof. Bradley (in inglese)
- Intervista con mit Eric Drexler (in lingua tedesca)
Nanobot in medicina
Esistono già alcuni esempi di nanobot. Si è in grado di realizzare ingranaggi, pinze e interruttori e di costruire attuatori flagello, copiati dai batteri. Tuttavia, la difficoltà risiede finora nel riunire tutte queste parti in un unico e complesso robot autonomo.
Il prototipo di nanobot del ricercatore giapponese Ishiyama dell'Università di Tohiku è "armato" di una piccola punta di metallo che può essere riscaldata con un campo magnetico. Lo scopo è che il nanobot si integri nel tumoreUn tumore è un raggruppamento di cellule che si riproducono in modo incontrollato. per annientarlo con l'ausilio del calore. Finora, tuttavia, a cause delle dimensioni del nanobot di Ishiyama non è stato possibile trovare un'applicazione.
Il professore Bradley Nelson dell'ETH di Zurigo nel 2004 è riuscito a sviluppare un nanobot, in grado di muoversi in un occhio di bovino fresco in maniera telecomandata. Tuttavia, la scienza è ancora ben lontana dai nanobot come quelli descritti nelle visioni del futuro. Gli scienziati e le scienziate stimano che in circa 15 anni potranno essere in grado di produrre nanorobot.
Science Fiction
I nanobot hanno ispirato anche la letteratura. "Engines of Creation" (Motori di creazione, del 1986) è il titolo del libro dell'esperto di nanotecnologie Eric Drexler, che elabora uno scenario di nanobot aggressivi e pazzi omicidi. Qui il "Grey Goo" (poltiglia griglia), una massa di una grande quantità di nanobot, si nutre di sostanze semplici come il carbonioElemento chimico, simbolo “C”, numero atomico 6, massa 12.011. e consuma in tempo brevissimo tutto ciò che si trova sulla superficie terrestre.
Nel libro "Prey" (Preda) di Michael Crichton i nanorobit vengono prodotti con l'aiuto di batteri geneticamente modificati. Attraverso un tubo dell'aria difettoso, giungono nel mondo esterno dove si ritrovano in uno sciame che, con formazioni da combattimento sempre nuove dapprima dà la caccia solo a conigli e coyote, poi anche a uomini, li uccide o, ancora peggio, li lascia in vita e a poco a poco ne sostituisce tutte le cellule.
Nel 2004 Chris Phoenix ed Eric Drexler [34]Phoenix and Drexler (2004): Safe exponential manufacturing. sulla rivista scientifica "Nanotechnology" hanno pubblicato un articolo dove si dice che le visioni terrificanti di nanorobot autonomi, in grado di autoreplicarsi, non sono realistiche. In tale articolo i due autori sottolineano che per l'ulteriore sviluppo della nanotecnologie la capacità di autoreplicarsi (self-replication) non è necessaria e che quindi può o deve essere vietata.


